Cenni storici e ricerca archeologica
"Io lo crederei di antica origine, perchè cosi ne porgono la conghiettura, la positura del sito e la qualità delle mura. E se volessimo prestar credenza ad uno scritto a penna, egli è il sopravanzo di un'antichissima città, già posta sul lido, e poi rovinata da' Barbari ne' secoli della grazia". (G. Fiore da Cropani, Della Calabria Illustrata, Napoli 1691-1743)
Il borgo medievale di Soverato Vecchio si sviluppa sulla sommità di una collina naturalmente difesa, circondata su tre lati dal fiume Beltrame. Il toponimo di Soubératum indica la presenza di boschi di querce da sughero che dovevano caratterizzare la macchia mediterranea nell'alto medioevo. La sua fondazione si deve al fenomeno di "incastellamento" che caratterizza i borghi medievali della Calabria a partire già dal VII secolo. Nel caso di Soverato il processo di arroccamento avvenne probabilmente tra il IX e il X secolo, quando i Bizantini, dopo la riconquista dell'Italia meridionale ai Longobardi e agli Arabi, promuovono un nuovo programma di occupazione e controllo del territorio, che in Calabria trova compimento con la fondazione di importanti siti d'altura, quali Nicastro, Cerenzia, Umbriatico e, nell'XI secolo Catanzaro. La necessità era di difendersi dalle incursioni saracene che, a partire dal X secolo, si intensificarono procurando le devastazioni e l'isolamento degli insediamenti. Dopo la conquista normanna (metà dell'XI secolo), Soverato appartiene alla contea ed alla diocesi di Squillace. Sotto Federico II, nel 1213 è infeudata a Ferdinando Passalacqua, per tornare ancora sotto Simone de Monfort conte di Squillace (1271). Il maggior numero di menzioni è però della prima metà del XIV secol, in atti dei Papi Clemente V e Giovanni XXII: nel 1310-1311 Soverato viene definito Castrum e nel documento del 1328 viene citata la chiesa di S. Caterina. Del 1542 è la prima menzione della chiesa parrocchiale di S. Maria. Successivamente sono citate due confraternite, quella di S. Giovanni (1565) e quella del SS. Sacramento (1609). Fra XVI e XVIII secolo, il borgo è infeudato sotto gli Aragona-Borgia, passando col tempo ad altre famiglie aristocratiche, tra cui gli Scoglio e i Marincola. L'abbandono del borgo è avvenuto a seguito di due forti terremoti, il primo, quello del 1638 comportò una parziale distruzione, modificandone in parte la topografia, mentre il catastrofico sisma del 1783 ne causò il definitivo abbandono. Gli elementi urbanistici che allo stato attuale maggiormente caratterizzano il borgo sono la cinta muraria, le abitazioni e le chiese.
L'Abitato
Il tessuto abitativo del borgo è ben leggibile, almeno nella sua fase settecentesca. La viabilità è invece legata al suo sviluppo medievale: stretti vicoli dividono i caseggiati, costituendo una possibilità in più di difesa durante gli attacchi. L'unico spazio aperto allo stato attuale visibile è la piazza situata sul versante sud-est da ricondurre ad una ristrutturazione post-medievale del borgo. Nel versante meridionale è stato indagato nel 2007 il cosiddetto "trappeto", un edificio diviso in due ambienti; il frantoio, dove si conserva al centro la base di un grande torchio per la lavorazione delle olive e un ambiente ad uso domestico. A sud del trappeto è stato messo in luce un tratto della originaria strada che collegava l'area artigianale con la sommità del borgo.
Le Chiese
Due edifici di culto sono tutt'oggi visibili: la chiesa di S. Caterina sull'acropoli della città e la chiesa Matrice, citata nella prima metà del XV secolo, localizzata a ridosso del muro di cinta sul margine settentrionale dell'abitato. La chiesa di S. Caterina è l'edificio meglio conservato. Nell'interno, al centro del piano pavimentale, si apre una cripta voltata a botte, parzialmente scavata e destinata ad ossario. La chiesa Matrice ha anch'essa impianto rettangoalere, privo apparentemente di abside. Nella tessitura dei muri si scorge il reimpiego di laterizi tardoromani e di blocchi squadrati appartenenti alle fasi più antiche.
La Cinta Muraria
Allo stato attuale della ricerca è stato possibile individuare l'area del primo incastellamento sull'acropoli del borgo, dove compaiono strutture murarie riferibili alla fase più antica. Al XIV secolo, potrebbero appartenere le torri quadrate che si leggono nell'attuale circuito murario. L'opera di ristrutturazione delle fortificazioni di tutta la Calabria operata da Carlo V portò alla modifica delle architetture. A ciò si deve l'inserzione di un gran numero di bastioni poligonali tutt'oggi ben visibili a Soverato Vecchia. Le tre torrette circolari ancora visibili nel circuito murario, risalgono all'ultimo momento di ristrutturazione del borgo, probabilmente nel XVII secolo. Un sistema di torri di avvistamento dislocate lungo la costa, doveva completare il sistema difensivo del borgo.


























