Potevano mai questi luoghi cosi belli sfuggire all'attenzione? Non di certo, ed ecco che già i Siculi, nel loro discendere dalle Alpi fino alla Sicilia, presero stanza sul nostro lido, e ci lasciarono memoria nelle tombe a grotta di località S. Nicola. Vennero anche i Greci, e fondarono un insediamento che noi chiamiamo Poliporto, e i dotti si affannano ad indicare molte diverse etimologie. Granai e approdi emergono durante le mareggiate d'inverno. Tracce di una casa greca del IV Secolo a.C., una tomba romana e ritrovamenti di monete provano che Poliporto venne abitata per lunghi secoli, commerciando via mare con la grande Scolacio. E chissà se davvero, come potrebbe pensarsi, la fonte di Caramante era un oracolo? I cittadini greci e latini di Poliporto videro passare il possente esercito di Crotone che nel 560 a.C. andò a farsi battere dai locresi; e i reggini messi in fughi dai messapi; e ancora Eloride e i crotoniati sconfitti da Dionisio di Siracusa; e Annibale e Marcello anche se non è vero che il glorioso condottiero romano morì al Sainaro. Passo anche il pugile Eutimo, quando da Locri andò a sfidare Polite, il demone di Temesa, e lo costrinse a rinunciare all'orrendo tributo annuale di una vergine. Ma venne il tempo di abbandonare le coste per la minaccia dei saraceni, e di Poliporto restò appena il nome. I superstiti, lungo il Beltrame, fondarono un borgo fortificato, che ebbe il nome di Suberatum, terra di sugheri. Nonostante questo nome latino, l'antichissima Soverato appare di cultura bizantina fino almeno al XIV Secolo. Con l'arrivo dei normanni, si trovò a lungo legata alla contea di Squillace, feudo di signori normanni, poi degli angioini Monfort e dei Ruffo di Catanzaro e Crotone; infine dei principi Borgia D'Aragona. Ai primi del XVII Secolo, dissoltosi questo princiapato, Soverato passa ai Loffredo, agli Sculco, e, nel 1634, ai Marincola di Petrizzi, che ne sono baroni: l'ultimo loro ered, Don Diego, morì nel 1953. Per quanto difesa da mura, venne saccheggiata dai turchi nel 1594. Ma i predoni non poterono portarsi via la campana d'oro, e questa cadde nel fiume Beltrame: ogni anno suona un solo rintocco, la notte di Natale, e in quel momento gli animali parlano. Nell'anno 1954 moriva presso Napoli Frà Giacomo da Soverato, santo e dotto cappuccino, e diffinitore generale del suo ordine. Nel 1510 Francesco Marini da Zumpano, agostiniano riformato, aveva fondato nel territorio di Soverato il convento della Pietà. Egli desiderava una statua dell'Addolorata, e ne ottenne il marmo con un miracolo: fece riemergere una nave affondata che lo trasportava. Ma il bel gruppo della Deposizioneè opera di Antonio Gagini da Palermo, e reca la data del 1512. Un altro segno divino decise che la statua venisse da noi. Distrutto il convento dal terremoto del 1783, il gruppo fu posto sopra un carro a buoi senza conducente, e gli animali presero la via di Soverato. Il terribile sisma devastò Soverato "Vecchio"; abbandonate le case devastate, i Soveratani fondarono un nuovo paese e una nuova chiesa. Ora tra i ruderi deserti di tanto in tanto si sente il rumore di un martello che picchia sull'incudine. E' il fantasma del fabbro. Nei pressi del cimitero, lungo la vecchia strada selciata oggi divorata dall'asfalto, compare di tanto in tanto l'ombra di un uomo trafitta da un pugnale nella schiena. Anche Soverato, come tutti i luoghi di millenaria storia, ha dunque i suoi spettri. Nella piccola frazione di Santa Maria di Poliporto, borgo di pescatori, nacque, l'anno 185, quel Carlo Amirante che oggi è agli onori degli altari. Pochi lustri dopo la modesta marina diveniva un ricco centro di commerci e industrie ad opera di famiglie di imprenditori giunte da tutta l'Italia meridionale. Con grande lungimiranza, la sede comunale vi veniva trasferita già nel 1881. Fu allora che la marina si impose come località di villeggiatura e bagni. Sorgevano imponenti palazzi e attivi "cantieri" e industrie; nel 1904 la marina si dotava di una sua chiesa che nel 1941 diveniva parrocchia autonoma; nel 1908 i salesiani istituirono, dopo l'oratorio, un ginnasio-liceo, che faceva di Soverato anche un rinomato centro di studi. Scuole pubbliche e private, uffici, comandi militari, stabilimenti balneari e associazioni culturali rendono Soverato una città particolarmente attiva.
Testo di Ulderico Nisticò



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